Due pensieri su Expo e i fatti di Milano

expomilano2015

Oggi a Milano splende il sole, ma ieri c’è stato per tutto il giorno un gran cielo plumbeo. Sai quello che porta i presagi di tempesta?

Ieri s’è aperta Expo, che nei prossimi sei mesi porterà da queste parti un bel numero di genti da tutto il mondo. All’inaugurazione M.R. ha fatto un discorso retoricamente ineccepibile, un coro di bambini ha intonato a cappella un inno da pelle d’oca (sostituendo la parola “vita” alla parola “morte”), il capocantiere ha solennemente portato la bandiera fino all’asta e un carabiniere l’ha issata con esasperante lentezza. Papa F. è intervenuto in video invocando il diritto al pane quotidiano; in platea molti indossavano buffi ponchos antipioggia di plastica bianca. Le frecce tricolori sono passate rombando sopra le loro teste e tutti hanno alzato meravigliati lo sguardo. Una bella cerimonia, tutto sommato.

Un’ora dopo, Milano centro. Qualche centinaio di teste di c. si stacca dalla coda del corteo #noexpo, partito da poco da piazza XXIV Maggio insieme alla MayDay. Lanciano fumogeni tutto intorno, protetti dal fumo indossano caschi e tute nere. Quando la vestizione è completa e il fumo si dirada, con furore chirurgico e premeditato si avventano ai lati della strada e cominciano a vandalizzare la città. Sprangano le vetrine dei negozi, imbrattano i muri dei palazzi storici di via De Amicis e via Carducci, danno fuoco alle macchine parcheggiate, lanciano bombe carta. Distruggono tutto quello che gli capita a tiro, mentre la polizia in assetto antisommossa cerca di fare contenimento. È stato orribile.

La cosa più odiosa è che questi teppisti ignoranti – oltre ai danni materiali in sé – arrecano un danno enorme a tutte quelle persone che ieri erano in piazza a festeggiare la festa dei lavoratori e/o a protestare in modo pacifico e colorato contro le storture del sistema e, perché no, anche contro Expo. Scateneranno altra violenza, mettendo a repentaglio il diritto al dissenso. Quella degli uomini in nero non è stata una protesta, ma un atto di violenza fascista indiscriminata e ingiustificabile, che non ha niente a che fare con la resistenza e la lotta civile. Ho sentito una rabbia e una tristezza enormi a vedere le immagini della mia città violentata. Cui prodest?

Milano e i milanesi si ribellano a questo scempio. Non ci fate paura, solo pena.

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Io non sono #expottimista, non riesco a trascurare quello che ho letto e sentito in questi anni su vicende giudiziarie legate a reati vari tra cui associazione a delinquere, turbativa d’asta e truffa. Appalti truccati, corruzione, infiltrazioni mafiose. Expo ha attratto i criminali come il miele Winnie the Pooh. E quando non è stato il malaffare vero e proprio sono stati il pressapochismo e il provincialismo a farmi cadere le palle braccia (qualche esempio: la disgraziata gestione della campagna di recruiting, i rendering con la gente che volava, il ridicolo portale Verybello.it).

Eppure sono curiosa, non vedo l’ora di visitare l’esposizione. Voglio confidare nella capacità di Milano di sfruttare al meglio le potenzialità che un evento del genere nel bene e nel male implica. Lontano dalla cupola, tra la gente normale, vorrei che scaturissero circoli virtuosi, che portassero idee nuove e fantasia creativa. Vorrei poter essere orgogliosa della mia città, una città accogliente, multietnica, sicura. Credo che Expo sia una grande opportunità di mostrare al mondo le cose belle che il nostro Paese offre, fare ammenda degli errori, lavorare per raddrizzare ciò che è storto. Il mio atteggiamento nei confronti di Expo è critico, ma non gufesco; speranzoso, ma non illuso.

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Mi ricordo i titoli festosi sui quotidiani quando Milano ha vinto contro Smirne la gara per l’assegnazione: era il 2008, sette anni fa. All’epoca mi sembrava che il 2015 fosse lontanissimo, un tempo quasi difficile da concepire. Infatti un po’ mi turba che questo 1° maggio 2015 sia già qui, anzi siamo già al day after. Sembra davvero lo slogan di M.R.: oggi inizia il domani! Il tempo vola e i mesi, gli anni sembrano sfuggirmi tra le mani. Anche questo semestre passerà in fretta, probabilmente, e chissà cosa ne resterà. Speriamo tante cose (very) belle.

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