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Una gita in Liechtenstein

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Il minuscolo Principato del Liechtenstein, incastonato tra Svizzera e Austria, vanta alcuni curiosi primati: ad esempio, è il più grande produttore mondiale di denti finti ed è uno dei due stati al mondo (l’altro è l’Uzbekistan) doppiamente senza sbocchi sul mare; ovvero, è privo di sbocchi sul mare e confina solo con nazioni che ne sono a loro volta prive. Nella classifica della piccolezza, con i suoi 160 chilometri quadrati, si piazza al sesto posto nel mondo e al quarto in Europa. Altri primati sono di natura finanziaria: nel Paese ci sono più società registrate che abitanti e il suo popolo gode di un reddito pro capite tra i più alti al mondo. Questa ricchezza ruota in gran parte intorno a un sistema bancario fondato su tassazioni favorevoli e rigida segretezza, anche se negli ultimi anni è stata introdotta una normativa improntata alla trasparenza in materia finanziaria e fiscale che ha parzialmente scardinato l’immagine del Principato come un luogo di loschi traffici e riciclaggio internazionale.

La formazione moderna del Fürstentum Liechtenstein (Principato di Liechtenstein) risale al 1719, quando Carlo VI d’Asburgo decretò l’unione tra Vaduz e Schellenberg come stato appartenente al Sacro Romano Impero. In realtà i suoi Principi risiedevano a Vienna, e non misero piede nelle loro terre per oltre 120 anni. Con la dissoluzione dell’Impero nel 1806 il Principato divenne parte della Confederazione del Reno: caduti gli obblighi nei confronti dell’Austria, si fa risalire a questo periodo la sovranità indipendente del Liechtenstein, anche se formalmente i Principi non erano altro che dei vassalli di Napoleone; caduto anche Napoleone il Liechtenstein aderì alla Confederazione Tedesca (1815-1866), presieduta dall’Imperatore d’Austria. Fu sempre molto legato all’Impero Austriaco prima e all’Impero Austro-Ungarico poi, fino alla fine della prima guerra mondiale, che lasciò il Principato in condizioni economiche disastrose.

Si legò quindi alla Svizzera, e il primo dopoguerra fu caratterizzato allo stesso tempo da un pesante indebitamento e da un’euforia finanziaria che pose le basi per il riaccumulo delle ricchezze perdute. Durante la seconda guerra mondiale il Liechtenstein si dichiarò neutrale e superò il periodo relativamente indenne, eccetto alcune perdite extraterritoriali: alla fine della guerra la Cecoslovacchia si impossessò di alcuni territori in Boemia, Moravia e Slesia che appartenevano alla famiglia reale del Liechtenstein; la questione non è mai stata veramente chiusa e le relazioni diplomatiche con la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca sono state ricucite solamente nel 2009.

Il secondo dopoguerra fu segnato da abili mosse economiche e finanziarie, che aprirono il Liechtenstein agli investimenti e ai capitali esteri fino a renderlo negli anni uno dei Paesi più ricchi al mondo. Mantiene oggi strettissimi legami doganali e monetari con la vicina Svizzera, con cui condivide la moneta, il franco svizzero (ma anche l’euro è largamente accettato). La Svizzera rappresenta inoltre il Liechtenstein nei Paesi in cui esso non ha rappresentanza diplomatica e consolare.

Oggi il Liechtenstein è uno dei Paesi col più basso tasso di criminalità al mondo: le sue prigioni hanno pochissimi ospiti e i detenuti che devono scontare una pena superiore ai due anni vengono trasferiti in Austria. È anche uno dei pochi Paesi senza un esercito, il quale fu smantellato poco dopo la guerra austro-prussiana del 1866. In quella occasione il Principato inviò una truppa di 80 uomini, che però non fu coinvolta in nessun combattimento. Si racconta che tornarono in 81, la truppa al gran completo, tutti sani e salvi, insieme a un nuovo amico austriaco che avevano incontrato sulla via del ritorno! Un altro buffo aneddoto militaresco risale al 2007, quando 170 soldati svizzeri in addestramento sconfinarono per sbaglio di un chilometro e mezzo in territorio liechtensteiniano. L’accidentale invasione si concluse non appena il comandante si accorse dell’errore e fece marcia indietro; fu poi lo stesso esercito svizzero a informare il Liechtenstein dell’invasione e a porgere scuse ufficiali – quelli del Principato non si erano neanche accorti dell’accaduto…

Il Liechtenstein è una monarchia costituzionale guidata dal Principe Giovanni Adamo II, anche se la reggenza è affidata de facto dal 2004 al figlio, il Principe Luigi. I monarchi sono molto benvoluti dai sudditi, i quali secondo la costituzione potrebbero in qualsiasi momento, con un referendum, deporre i principi e instaurare la repubblica (le municipalità godono addirittura del diritto di secessione). Pare sia facile incontrare i reali per le stradine di Vaduz o sulle piste da sci, ed è consolidata usanza che, in occasione della festa nazionale, il 15 agosto, invitino i sudditi a bere una birra con loro al castello di Vaduz, dove risiedono.

A proposito di birra. Il Liechtenstein non ha un aeroporto, ma una birra propria sì, anzi due: una è l’acquosa Liechtensteiner, che si beve nei bar di Vaduz alla modica cifra di sette franchi svizzeri, l’altra è prodotta dal microbirrificio PrinzenBräu.

La capitale del Paese, con circa 5.400 abitanti, è Vaduz; mentre la città più popolosa è Schaan, che supera Vaduz di circa cinquecento anime. La popolazione totale ammonta a 37.623 abitanti (dato del dicembre 2015), composta per un terzo da stranieri. Moltissimi tra loro sono giuristi: il Liechtenstein vanta infatti il più alto tasso europeo di avvocati, 6 ogni mille abitanti (l’Italia si classifica al terzo posto dopo la Spagna). La lingua ufficiale è il tedesco, ma quella più parlata è un dialetto alemanno, vicino allo svizzero tedesco e ai dialetti del Voralberg austriaco. La meravigliosa parola per indicare il Paese in questo dialetto è Liachtaschta.

Va da sè che Vaduz stessa è minuscola, e sinceramente non offre grandi attrattive. Anche nei giorni di festa non c’è grande movimento in città e in orario serale, almeno durante la stagione invernale, sarà difficile persino avvistare dei liechtensteinesi a passeggio. L’impressione che ne abbiamo avuto è di una città un po’ tristanzuola, senza un centro storico particolarmente caratteristico (a eccezione della cupa cattedrale neogotica di San Florino). Forse siamo stati un po’ sfortunati, dato che praticamente tutti i musei, i bar e i ristoranti di Vaduz erano chiusi il giorno che l’abbiamo visitata; ma anche la signora con i capelli verdi all’ufficio turistico (che, tra l’altro, si trova nell’esatto centro geografico del Paese) ci ha confermato che due ore sarebbero state sufficienti per visitarla. A dire il vero ha fatto anche uno strano sbuffo, che abbiamo interpretato come un uff! due ore sono fin troppe! Se capitate in un giorno più vivace, pare siano degni di una visita il Kunstmuseum Liechtenstein, il museo di arte moderna e contemporanea, e il Museo Postale, che ripercorre la storia filatelica del Paese.

L’attrazione principale di Vaduz è il suo castello, che purtroppo non si può visitare in quanto residenza della famiglia reale. Dalle vicinanze di questo bel maniero abbarbicato sulla montagna a poca distanza dal centro città si gode però di una notevole vista su Vaduz e la sua valle, mentre alle sue spalle si estendono boschi per i quali è un piacere passeggiare. In effetti le attrattive maggiori del Principato sono quelle naturalistiche, accoccolato com’è in una conca alpina, verdissima d’estate e imbiancata dalla neve in inverno.

Che strano Paese. Piccolo, schivo, benestante, un po’ noioso: tuttavia sono felice di esserci passata, più per curiosità che per altro, e di aver visto un nuovo angolino di Europa e di mondo.

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