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Jardin Majorelle, Marrakech, Marocco

Il pittore Jacques Majorelle (1886-1962) arrivò in Marocco nel 1919, durante il protettorato francese. Poco male se i suoi acquerelli non sono passati alla storia, perché la sua vera opera d’arte è il giardino che realizzò attorno alla bella villa cubista tra il moresco e l’art déco, costruita a Marrakech per lui nel 1931 dall’architetto Paul Sinoir. La sua idea era quella di creare un lussureggiante giardino tropicale sulle basi di un giardino islamico (l’ombra, i fiori, l’acqua), tanto fitto che i raggi del sole quasi non vi potessero filtrare. Al verde smeraldo della natura fanno da contrasto le architetture dell’uomo, le fontane rosso melograno, i vasi di ceramica giallo limone, i muri dipinti di quel blu così blu che ha addirittura preso il nome di chi lo dipinse, bleu Majorelle. “Un giardino impressionista”, “una cattedrale di forme e colori”… Lo aprì al pubblico nel 1947 e se ne prese cura fino alla sua morte, quando il giardino fu abbandonato. Lo comprarono nel 1980 Yves Saint Laurent e il suo compagno Pierre Bergé, restituendolo all’antico splendore. Questo fu il loro buen retiro; le ceneri dello stilista, morto nel 2008, sono state disperse nel roseto. Dal punto di vista botanico, il giardino accoglie più di trecento specie rare da tutto il mondo: palme, cactus, aloe, bambù, gelsomini, ninfee, fiori di loto posati sull’acqua fresca, bougainvilles rosa fucsia che si arrampicano lungo i pergolati. È un’oasi nel deserto, un luogo mistico, un’esplosione di colori brillanti, vita, allegria sgargiante, gli insetti che ronzano, qualche farfalla, gli uccellini che si intravedono tra i rami e che cantano senza sosta. Però bisogno arrivare presto, prima che cominci ad affollarsi e si dissolva la magia: il Jardin Majorelle è una delle attrazioni turistiche più visitate di tutto il Marocco.

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