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La festa di Santo António a Lisbona

Fernando Martins de Bulhões, meglio noto come Santo Antonio da Padova, nacque a Lisbona nel 1195. È il santo patrono della città e il suo culto è incredibilmente forte, anche se i festeggiamenti in suo onore sono ormai più profani che sacri. Durante tutto il mese e in particolare nella notte tra il 12 e il 13 giugno, migliaia di persone si riversano per le strade della città per bere, ballare e mangiare sardine grigliate (sono loro le vere protagoniste della festa!)

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I quartieri migliori per godersi la festa sono Alfama, Graça, Mouraria: i quartieri popolari, dove è nato il fado, dove Amalia Rodrigues cantava il suo amore triste per Lisbona.

Le ripide viuzze di Bica sono talmente piene di gente che si fa fatica a camminare: se non amate i luoghi affollati, statene alla larga! In compenso, in qualunque posto vi troviate, non sarete mai troppo lontani da birra & sardine. Sgomitate fino a uno dei tanti bailaricos e danzate come matti al suono della musica pimba (il famigerato genere musicale dell’amatissimo Quim Barreiros, ovvero un pop-porno a base di ritornelli facili e sguaiatissime metafore sessuali).

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Santo António è chiamato anche casamenteiro, ovvero “quello dei matrimoni”. Popolarmente si crede che sia il protettore degli innamorati e degli sposi promessi – pare avesse una gran reputazione come consulente matrimoniale! Si intreccia con questa leggenda la tradizione delle sposine di Santo Antonio: per iniziativa del Municipio viene infatti celebrato in questo giorno, a spese della città, un matrimonio di gruppo per alcune giovani coppie che altrimenti non potrebbero permettersi una festa tale.

L’iniziativa cominciò nel 1958, quando 26 coppie si unirono in matrimonio nella chiesa di Santo António. La tradizione fu interrotta nel 1974 e ripresa trent’anni più tardi. L’anno scorso si sono sposate 16 coppie, di cui cinque in municipio e undici nella Sé, la cattedrale di Lisbona.

Davanti alla sua chiesa c’è una statua di Santo António: dice la leggenda che chi riesce a lanciare una monetina sopra il libro che il santo tiene tra le mani si sposerà entro l’anno. Giuro che ho visto una signora svuotarsi il borsellino finché non ha fatto centro 🙂

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Il mio Portogallo

Lisboa

Mio, aggettivo possessivo, sta spudoratamente a indicare una sensazione di proprietà, possedimento, per la serie “è mio e guai a chi me lo tocca”. Alcune volte non è un bel sentimento: se riferito a un oggetto, può indicare un attaccamento spesso malsano alle cose materiali; se riferito a una persona, può indicare gelosia e sospetto. Altre volte, indica semplicemente un’adesione affettuosa, candida, una vicinanza e una comunanza. Messo accanto a un Paese intero, che vuol dire quell’aggettivo? Vuol dire un richiamo che non so spiegare, un sorriso scemo quando sento qualcuno parlare in portoghese sull’autobus a Milano, l’immagine di cieli pazzescamente azzurri. Il fastidio quando qualcuno lo critica, un altro sorriso scemo alla vista di un umile lupino, ore passate a decifrare le metafore nascoste nelle canzoni di Rui Veloso. Fatto sta che io di questo Paese vado pazza. Sono stata la prima volta in Portogallo nel febbraio del 2008, per un weekend lungo a Lisbona e dintorni: non ha fatto altro che piovere, ininterrottamente, per quattro giorni. Nubi nere, sanpietrini bagnati e scivolosi, alto rischio di finire sotto al tram 28 in una di quelle vie dell’Alfama talmente strette che o passi tu, o passa lui. Eppure io di quella città mi sono innamorata, nonostante il vento freddo e le calze sempre fradicie. Continua a leggere

Miragaia e Ribeira, Porto, Portogallo

A chegada é apenas mais um ponto de partida. Ovvero, l’arrivo non è che un altro punto di partenza: per me Porto è questo, un luogo di arrivi e partenze verso altre destinazioni dove qualcuno o qualcosa mi aspettava. Ho preso tanti voli per e da questa città, conosco bene la strada che porta dall’aeroporto alla stazione dei treni e a quella dei pullmann. Al Francisco Sá Carneiro ho passato ore e ore (una volta ci ho pure mangiato una francesinha per disperazione). Poi è successo che Ginevra, linda menina, ci è andata a studiare e lavorare come archeologa. Mi ha ospitato nella sua splendida casetta piena di luce a Miragaia e mi ha portato in giro a scoprire la sua nuova città, tra un copinho di Porto branco e l’altro.