Le sorprese di Budapest

Budapest, il Parlamento

Questa è la storia di una sorpresa: un biglietto aereo con destinazione segreta, che tale è rimasta finché non siamo atterrati. Ho fatto l’imbarco e tutto il volo con la musica a palla nelle orecchie e lo sguardo basso per evitare annunci e cartelli, con Angelo che mi rigirava come una trottola per farmi perdere l’orientamento e i passeggeri che probabilmente mi guardavano ridacchiando. Un diabolico e meraviglioso regalo di compleanno..!

Budapest è una città elegante e bellissima, appoggiata com’è sulle rive del Danubio. Sulle sponde occidentali si posano le colline tranquille di Buda e Obuda, dominate da una statua simboleggiante la libertà che regge tra le mani la palma della vittoria (o, secondo alcuni, un gigantesco apribottiglie). Su quelle orientali si accoccola Pest la vivace. Otto lunghi ponti di colori diversi collegano una riva all’altra, mentre sotto il grande fiume scorre poderoso. 

#unpo’distoria

La storia di Budapest comincia con l’insediamento romano di Aquincum, capitale della Bassa Pannonia, i cui pressi erano stati in precedenza abitati dai Celti. Poi nel Medioevo arrivarono le tribù delle steppe e tra esse i Magiari, guidati dal potente Arpad, capostipite della prima dinastia d’Ungheria. Nei successivi cinque secoli il Regno si ampliò e si rafforzò, giungendo al culmine della potenza con la dinastia Hunyadi e in particolare con Mattia Corvino, il principe rinascimentale per eccellenza. Mattia il Giusto è un eroe nazionale protagonista di tante leggende, di sicuro teneva in grande considerazione le arti e le lettere ed era affascinato dall’idea di re-filosofo teorizzata da Platone. La sua biblioteca era seconda solo a quella del Vaticano. Eppure il nemico era alle porte, e alla morte di Mattia Corvino nessuno poté opporsi all’avanzata dei turchi: con la battaglia di Mohacs del 1526 Solimano il magnifico ebbe il sopravvento e iniziarono così 150 anni di dominazione ottomana (ecco spiegate le terme e i cevapcici!). Furono gli Asburgo d’Austria a intraprendere la “reconquista” d’Ungheria e a cacciare i turchi – si combatté di nuovo a Mohacs e questa volta furono gli ottomani ad avere la peggio.

Passarono altri 150 anni tra rivolte, riforme e casini vari (sempre sotto l’occhio vigile degli Asburgo) finché nel 1867 fu ufficialmente ratificata la nascita dell’Austria-Ungheria, o meglio della Duplice Monarchia Imperiale e Regia. In pratica Cecco Beppe e la principessa Sissi erano allo stesso tempo imperator e imperatrice d’Austria e re e regina d’Ungheria (agli ungheresi Sissi/Elisabetta/Erszebet è sempre stata simpatica, non fosse altro che per l’aver imparato la loro lingua, notoriamente difficilissima. L’ungherese infatti è una lingua agglutinante appartenente al ceppo ugro-finnico, come il finlandese e l’estone), anche se i due Paesi mantenevano due Parlamenti e due Capitali. L’impero si sgretolò alla fine della prima guerra mondiale e l’Ungheria smise di profumare di valzer e baffi impomatati.

Budapest, il Ponte Verde

Provata dalle perdite umane e territoriali, l’Ungheria attraversa nei decenni successivi un periodo agitato di rivolte e brevi governi rivoluzionari e controrivoluzionari: sono gli anni della guerra civile, del Terrore Rosso e del Terrore Bianco. Negli anni Quaranta si allinea sempre più alla Germania di Hitler, accanto alla quale si schiera allo scoppio della guerra. Gli anni peggiori sono il 1944 e il 1945, quando sale al potere il partito filo-nazista delle Croci Frecciate. Rapidamente la situazione degenera e nel giro di pochi mesi centinaia di migliaia di ebrei ungheresi vengono deportati nei campi di concentramento. Fu l’Armata rossa a liberare Budapest dai nazisti, alla fine di un sanguinoso assedio durate oltre due mesi. Peccato che poi i russi si dimenticarono di andarsene! Da un giorno con l’altro l’Ungheria entrò in un altro incubo, quello della dittatura comunista. In Andrassy utca 60 si può visitare la Terror Haza (House of Terror), che fu prima quartier generale del partito delle Croci Frecciate e poi sede della polizia politica comunista. Nei suoi sotterranei furono rinchiuse, torturate e uccise centinaia di persone. Ora è un museo molto ben allestito che commemora le vittime del nazismo e del comunismo, attraverso un percorso che illustra le atrocità perpetrate in quegli anni bui. A me ha colpito molto la stanzetta spoglia in cui sono esposte due divise, a simboleggiare il repentino “cambio di casacca” e la continuità della dittatura sotto spoglie diverse.

Il punto di svolta si ebbe con la rivoluzione del 1956, scoppiata dall’esasperazione di un movimento costituito prevalentemente da studenti e operai e raccolto intorno a Imre Nagy. La rivolta fu repressa nel sangue dalle truppe sovietiche; Nagy fu arrestato e giustiziato. Dopo i fatti del 1956 la situazione rimase molto tesa, ma gradualmente l’influenza dell’URSS si allentò e l’Ungheria cominciò un progressivo avvicinamento all’Europa occidentale. Il 23 ottobre 1989 fu proclamata la Repubblica d’Ungheria.

Insomma, la storia dell’Ungheria è complessa e io, nel ridurla in pochi paragrafi, spero di non aver fatto errori grossolani. Quello che mi interessa dire è che approfondire la storia di un popolo ci permette di comprendere meglio tante cose. Gli ungheresi, ad esempio, hanno fama di essere gente triste: a guardar meglio ci si accorge che spesso non è tristezza quella negli occhi di molti anziani, ma una diffidenza e riservatezza congenita, retaggio di quegli anni in cui l’esprimere un’opinione poteva farti arrestare e torturare, quando il Grande Fratello non era un programma televisivo, ma un occhio puntato su ogni aspetto della vita quotidiana fin nei suoi risvolti più privati. Anni di sussurri, paura e libertà calpestate.

Budapest, House of Terror

#colnasoperaria

Budapest è la città delle mille architetture, stratificate nel corso della storia. Sui quattro lati della stessa piazza si possono vedere edifici di stile diverso, anche se la maggior parte è relativamente recente. Art Nouveau, liberty, eclettismo, neoclassicismo, gotico, neogotico, neobarocco, neorinascimentale, Bauhaus, classicismo socialista, casermoni grigi soviet style, condomini anonimi (il cosiddetto neobrutto…). Non ci si annoia mai a camminare col naso per aria. Due degli edifici più importanti di Budapest sono il lunghissimo Parlamento, costruito sul modello del corrispettivo inglese, Westminster, e la Basilica di Santo Stefano. La cosa curiosa è che sono entrambi alti 96 metri, a simboleggiare l’uguale importanza nello Stato di politica e religione: durante il comunismo hanno barato mettendo una bella stella rossa in cima alla guglia più alta del Parlamento – come i bambini che si mettono sulle punte nelle foto di classe. Tra l’altro gli Ungheresi erano tutti orgogliosi del loro Parlamento perché per molti anni è stato il Parlamento più grande d’Europa, battendo di due metri Westminster (266 versus 268 metri). Poi negli anni Ottanta Ceausescu ha deciso di costruire quella “torta nuziale stalinista” che è il Palazzo del Parlamento romeno e oggi Bucarest stacca Budapest di due lunghezze, grazie a un’estensione di 270 metri! Soliti giochi a chi ce l’ha più lungo… stesso complesso di Mr Hilton, che voleva comprare il Castello di Buda per farci un albergo. Non gliel’hanno dato e per ripicca lui s’è comprato un palazzo poco più in là e ci ha costruito intorno, arrivando a inglobare una chiesa del XIII secolo.

Da queste parte vive anche Erno Rubik, l’inventore dell’omonimo cubo, il giocattolo – se vogliamo chiamarlo così – più venduto della storia. Altri Ungheresi famosi random: Bela Lugosi, l’unico e vero Dracula; Zsa Zsa Gabor, la prima diva; György Lukács, filosofo e critico letterario; László Bíró, il signore che ha inventato le biro, altrimenti dette penne a sfera; Cicciolina, pornostar ed ex parlamentare italiana (ahimé).

Stili diversi a confronto. Il nostro appartamento si trovava proprio in quel palazzo, a fianco alla Basilica di S. Stefano!

Stili diversi a confronto. Il nostro appartamento si trovava proprio in quel palazzo, a fianco della Basilica di S. Stefano!

#Budapestbynight

Nel mio immaginario Budapest era una di quelle città che di notte diventano dei postacci poco raccomandabili: gente sbronza, turisti (italiani) molesti, musica tamarra. Forse non era stagione, ma non abbiamo trovato niente di tutto questo: anzi, di notte Budapest si fa bella. E’ piena – piena – di locali, soprattutto all’interno del perimetro di strade dell’antico quartiere ebraico, in cui una volta si trovava il ghetto. Quel tipo di locali in cui sbirci dal vetro verso l’interno e ti viene voglia di entrare! Abbiamo poi scoperto che molti di questi locali hanno in comune alcuni aspetti che hanno portato a coniare un termine tutto per loro: romkocsmak, cioè pub in rovina o, in inglese, ruin pubs. Sono addirittura diventati una delle attrazioni turistiche più famose di Budapest (shame on me che non li avevo neanche mai sentiti nominare). In pratica, si tratta di squat nati all’interno di immobili d’epoca che durante il comunismo erano stati espropriati e lasciati cadere in rovina, poi affittati per due lire a gruppi di studenti lungimiranti che ne hanno fatti luoghi di incontro tra arte, cultura underground, musica e birrette. Immaginate un palazzo che cade a pezzi, una casa di ringhiera, cortili, corrimani a ricciolo, salette nascoste e scale e porte che portano ad altre salette nascoste, palchi e concerti live, dj set con buona musica, installazioni video, performance art, mercatini delle pulci, mercatini dei contadini, ciclofficine e biciclette che penzolano dal soffitto, muri scrostati, colorati, disegnati, firmati, poesie, arredamento totalmente casuale e tuttavia studiatissimo, il paradiso dei rigattieri, giardini segreti, piante, fiori, luci e lucine che neanche un albero di natale, sale da ballo, poltrone, vasche da bagno trasformate in poltrone, un bancone a ogni angolo… e soprattutto un’atmosfera rilassata, un luogo dove tutti sembrano presi bene e dove locali, studenti erasmus e turisti convivono in pace amore e armonia 🙂 Ce ne sono moltissimi, i più famosi sono l’Instant, il Fogas e il Szimpla. Il Szimpla è stato il primo ad aprire, nel 2000, ed è veramente figo: al punto che la Lonely Planet l’ha piazzato al terzo posto nella lista dei bar più belli del mondo!

Budapest, Szimpla bar

#economiaepoliticaoggi

Il nostro ultimo giorno a Budapest è stato un po’ anomalo, per colpa di… Angela Merkel! La signora si trovava in città per una visita diplomatica al primo ministro Viktor Orban e tutti erano in fibrillazione, tanto che la circolazione di autobus e macchine in centro è stata soppressa per alcune ore. Uno spiegamento di forze notevole – gruppetti di poliziotti col colbacco a ogni angolo – e strade deserte, uno scenario piuttosto inquietante. Dato che per caso ci siamo trovati in mezzo abbiamo deciso di mangiare un kurtoskalacs con gocce di cioccolato e di aspettare il corteo, che si è poi rivelato poco eccitante, elicotteri a parte: berline nere a profusione, di cui una con le bandierine tedesche, e nulla più. Ho letto che c’erano anche delle manifestazioni in giro, ma non le abbiamo incrociate. Come se non bastasse, non abbiamo potuto visitare la sinagoga – la più grande d’Europa – chiusa al pubblico causa cancelliera. Per inciso: l’Ungheria fa parte dell’Unione Europea dal 2004, conserva però la moneta nazionale, il fiorino ungherese, dato che la sua economia non è abbastanza forte per sostenere il passaggio all’euro. In ogni caso le relazioni commerciali con i Paesi dell’Unione sono floride, soprattutto con la Germania (che da sola rappresenta circa il 25% del commercio estero), mentre fuori dalla UE il principale partner commerciale dell’Ungheria è la Russia. Solo qualche giorno dopo la visita di Angelona Merkel, infatti, Orban ha accolto a Budapest Vladimir Putin con baci e abbracci, in occasione di un importante summit dedicato tra le altre cose alla negoziazione del rinnovo dei contratti per la fornitura di gas russo, che oggi copre circa l’85% del fabbisogno nazionale, e al finanziamento da parte di Mosca della centrale nucleare di Paks. L’Unione Europea non vede di buon occhio questa amicizia, poiché teme l’influenza della Russia sui paesi dell’Est Europa. In due parole, l’Ungheria postcomunista è tirata per una manica verso Est e dall’altra verso Ovest; mentre pericolose frange nazionaliste e xenofobe ribollono in Parlamento, il Paese cerca il suo equilibrio.

Budapest, accrocchi di poliziotti

#vivaleterme!

Quando ancora non sapevo che saremmo andati a Budapest e Angelo mi ha detto di mettere nello zaino un costume da bagno, ho pensato fosse un depistaggio… poi appena scesi dall’aereo ho visto dei mucchietti di neve e ho avuto conferma che il bikini non mi sarebbe servito per andare in spiaggia 😉 Effettivamente non si può visitare Budapest e non passare almeno un pomeriggio spaparanzati alle terme: la cultura del bagno pubblico è una delle eredità più importanti lasciate dai romani e poi dai turchi, e ancora oggi rappresenta un momento importantissimo di socialità nella vita quotidiana ungherese. Le calde acque che sgorgano dalle sorgenti sotterranee della città sono famose in tutto il mondo e ritemprano da tempo immemore gli stanchi viandanti… Noi siamo stati alle terme Szecheny, uno dei complessi termali più grandi d’Europa, costruite tra il 1909 e il 1913 in stile neorinascimentale. Il complesso è davvero gigante, con una dozzina di vasche coperte, tre grandi piscine all’esterno e diverse stanzette dove fare la sauna. La temperatura dell’acqua varia da 18° a 40° e il consiglio è quello di alternare caldo-freddo-caldo-freddo fino a che i vostri polpastrelli raggrinziti non reclameranno pietà… Pucciarsi nell’acqua caldissima e turchese della piscina all’aperto è un vero sballo, sopratutto quando la temperatura fuori si aggira intorno allo zero e i vapori si innalzano voluttuosi nel cielo nero della sera per poi ripiombare verso il basso. Il posto più ambito è quello sotto le fontane, con i getti d’acqua che sparano dritti sulla schiena sciogliendo ogni tensione possibile immaginabile. Ovviamente, più lunga è la permanenza in acqua, più traumatica sarà l’uscita – considerato che l’asciugamano che avrete diligentemente appoggiato sulla panchina a bordo vasca si sarà nel frattempo riempito di brina diventando completamente rigido, gelato e inutile. Non resta che correre più veloce della luce fino alla sauna più vicina!

Budapest, le terme

E poi, che altro? Se la giornata alle terme vi ha fatto venire fame… qui trovate un riassunto ragionato, corredato da qualche curiosità, delle principali specialità culinarie della capitale ungherese.

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