Oslo, o del benessere

Le ragazze di Oslo

Il primo segnale è l’assenza degli applausi caciaroni all’atterraggio: un senso di calma e pacatezza aleggia tra i passeggeri del volo Milano-Oslo Rygge, mentre scendono dall’aereo e respirano a pieni polmoni l’aria pulita e frizzante del cielo blu di Norvegia. Benvenuti nella terra dei fiordi e dei salmoni, nel grande Paese dello stato sociale e delle aurore boreali!

Oggi è la festa nazionale norvegese: si festeggia la Costituzione, firmata il 17 maggio 1814, che dichiarò la Norvegia nazione indipendente. In modo totalmente casuale, l’anno scorso ci siamo trovati a sfilare per le strade di Oslo in occasione del bicentenario.

Premetto che più persone mi avevano detto che Oslo era una città bruttina e troppo cara per godersela. Effettivamente i prezzi sono molto alti (una birra 8-10 euro), ma grazie a una serie di fortunati eventi siamo riusciti a contenere i costi.

(Primo fortunato evento: appena arrivati siamo incappati in un baracchino dell’Esercito della salvezza o qualcosa del genere che regalava hot dog e succhini in cambio della promessa di leggere il loro opuscolo: il primo pasto l’abbiamo risolto così… Secondo fortunato evento: il 18 maggio è l’International Museum Day e si entra gratis dappertutto! Ovviamente non lo sapevamo ed è stata una bella sorpresa).

Comunque, forse complici le due splendide giornate di sole che abbiamo trovato e l’aria di festa, ho trovato Oslo tutt’altro che bruttina, ma effervescente, purissima e azzurra.

La cosa pazzesca di questa città è l’aria di agio e benessere economico che si respira: grazie agli immensi giacimenti petroliferi scoperti alla fine degli anni Sessanta nel Mare del Nord, infatti, i norvegesi hanno di che stare tranquilli. I proventi delle estrazioni sono stati incanalati nel Fondo Pensione Governativo (ex Fondo Petrolifero Norvegese), inizialmente destinato all’istituzione del welfare state e all’estinzione del debito pubblico – obiettivo raggiunto nel 1995 – e, da quel momento in poi, a provvedere al sistema previdenziale e sanitario dei norvegesi di oggi e di domani. A settembre 2014, il suo valore si aggirava sugli 850 miliardi di dollari.

Il 17 maggio, a Oslo, si vedono miriadi di bandierine e si incontrano giovani, vecchi e bambini vestiti a festa. Molti indossano i costumi tradizionali, tutti sono allegroni, alcuni ragazzi sono terribilmente sbronzi: oggi infatti è anche il giorno in cui si conclude il russfeiring, la festa di primavera degli studenti che frequentano l’ultimo anno delle superiori. Si riconoscono dalle salopette rosse e blu e dall’elevato tasso alcolico 🙂

#cosavedereaOslo

Karl Johans Gate. La strada principale di Oslo corre attraverso la città. Lungo di essa si incontrano alcune tra le principali attrazioni turistiche come la cattedrale, il Parlamento e il Palazzo Reale – che noi abbiamo raggiunto al seguito di una parata musicale di bambini in divisa marinara 🙂

Aker Brygge. L’ex zona portuale di Oslo è stata riqualificata alla fine degli anni Ottanta e da allora è the place to be: qui ci sono i locali più fighetti e i ristoranti più costosi. Il giorno della festa è un tripudio di denti perfetti e vestiti eleganti. Sono tutti impeccabili mentre innalzano calici colmi di champagne sui pontili degli yacht attraccati.

Le opere di Edvard Munch. Munch è uno dei pittori più conosciuti e citati della storia dell’arte moderna: forse non tutti sanno che era norvegese e alcuni tra i suoi dipinti principali, tra cui l’Urlo, sono conservati alla Galleria Nazionale di Oslo. In città c’è anche un museo interamente dedicato a lui, che raccoglie circa 1100 dipinti e oltre 20000 disegni e opere grafiche.

La penisola di Bygdøy. La cosiddetta “penisola dei musei” si raggiunge col traghetto o con il bus numero 30. Qui si trovano alcuni tra i maggiori musei di Oslo: il più bello è il museo Kontiki, dove si narrano le gesta di Thor Heyerdahl, l’esploratore più fico dei tempi moderni. Ne ho parlato qui. L’altro museo molto bello è quello delle navi vichinghe, dove sono state ricostruite tre navi risalenti al IX secolo e ritrovate durante degli scavi nel fiordo di Oslo tra fine Ottocento e inizio Novecento. La più affascinante è la nave di Oseberg, una ricchissima nave-tomba che accompagnò nell’ultimo viaggio due misteriose donne di alto rango – forse due principesse, forse sacerdotesse di Odino. O forse una era la moglie di un capo clan e l’altra una serva che le fu sacrificata. Lo studio dei loro resti ha svelato alcune cose, ma molte altre domande rimangono insolute.

Grønland. La Norvegia, da decenni in testa alle classifiche per qualità della vita, ha una percentuale di immigrazione (tenendo in conto immigranti e figli di immigranti) che si aggira sul 15% (per dare un’idea, l’Italia si attesta sull’8% circa). Il volto multietnico di Oslo si rivela nel quartiere di Grønland: anche qui oggi si festeggia, ma i profumi che si alzano dalle bancarelle di cibo sono speziati e rotondi. Questo quartiere svela un lato meno conosciuto della città, variopinto e brioso. Qua si trovano tra l’altro tanti buoni ristorantini dove mangiare a un prezzo decente, come ad esempio il Punjab Tandoori.

E ancora la fortezza e il castello di Akershus, per fare un pisolino sul prato; il Centro Nobel per la pace, per scoprire la storia del premio più famoso al mondo; la bianchissima Opera House in marmo di Carrara che scivola nel mare, per godere di una bella vista della città.

Oslo, mi sei piaciuta 🙂 Happy National Day Norway!

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